Accettazione tacita dell'eredità: il ruolo della manifestazione di volontà del chiamato all'eredità
  • 23/09/2019

Accettazione tacita dell'eredità: il ruolo della manifestazione di volontà del chiamato all'eredità

La Sentenza della Corte di Cassazione 4843/2019 chiarisce che non tutti gli atti compiuti dal chiamato all'eredità comportano l'accettazione dell'eredità stessa

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 19 febbraio 2019 n. 4843 si è espressa in materia di successione ereditaria, fissando i presupposti giuridici dell’accettazione tacita dell'eredità, stabilendo che risultano essere privi di rilevanza tutti quegli atti che, attesa la loro natura e finalità, non sono idonei ad esprimere, in modo certo, l'intenzione univoca di assunzione della qualità di erede. 

 

Nello specifico vengono identificate alcune condotte tipiche che non configurano una accettazione tacita dell’eredità quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la denuncia di successione, il pagamento delle relative imposte, la richiesta di registrazione del testamento e la sua trascrizione. 

 

A sostegno di quanto pronunciato la Suprema Corte di Cassazione, nella predetta sentenza ha evidenziato che dette condotte sopra menzionate, hanno come unica finalità una serie di adempimenti di prevalente contenuto fiscale, caratterizzati da scopi conservativi, con la conseguenza che il chiamato all’eredità non sempre, compiendo detti atti, manifesta la volontà di accettare dell’eredità, spettando dunque al Giudice di valutare, caso per caso, se si possa desumere il proposito, da dette condotte, di accettare l’eredità, ben potendo quest’ultimo escludere detta possibilità in assenza di una specifica volontà da parte del chiamato all’eredità.  

 

Peraltro, siffatto accertamento non può limitarsi all'esecuzione di tali incombenze, ma deve estendersi al complessivo comportamento dell'erede potenziale, ed all'eventuale possesso e gestione anche solo parziale dell'eredità.

 

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