Cassazione Ordinanza n. 6331/2022
  • 21/03/2022

Cassazione Ordinanza n. 6331/2022

La Corte di Cassazione nella ordinanza n. 6331 pubblicata il 25 febbraio 2022, è stata trattata la questione afferente alla ripartizione delle spese condominiali tra dante causa e acquirente di un'unità abitativa, conseguenti all'esito negativo, per il condominio, di una controversia in cui era stato convenuto in giudizio; preliminarmente si osserva che nell'atto di compravendita di un immobile posto all'interno di un condominio occorre specificare l'avvenuto pagamento degli oneri maturati sino a tale momento da parte del venditore, con espressa dichiarazione dell'amministratore, nonché dar contezza della esistenza di eventuali liti pendenti sullo stesso.

 

È noto che la contribuzione agli oneri condominiali rappresenta un obbligo che origina dal solo fatto di essere proprietario di bene.

 

Sul punto la Corte pone in evidenza come vi possano essere due ordini di spesa, quella di natura conservativa ed ordinaria e altre che attengono ad una manutenzione straordinaria o alla realizzazione di innovazioni o, comunque, comportano un onere significativo e superiore. In entrambe i casi con chiaro riferimento alle parti e servizi comuni.

 

Nella prima ipotesi, il dovere di concorrere alla spesa si identifica con l'espletamento della attività di gestione dei beni e servizi comuni mentre, nel secondo, è determinante l'adozione di una delibera che disponga l'esecuzione delle opere e ne approvi la spesa che, quindi, per l'effetto, ha valore costitutivo dell'obbligo di ogni condomino.

 

Esaminata la fattispecie relativa ad un ricorso promosso dall’acquirente di un immobile che richiedeva al suo dante causa di vedersi rimborsato le somme versate al condominio in seguito ad una sentenza di condanna emessa contro quest’ultimo riferibile al credito riconosciuto alla ex portiera, in relazione alla censura sollevata attinente alla quantificazione dell'importo di competenza del venditore, la Corte ha condiviso la doglianza articolando tre argomenti univocamente volti a constatare l'erroneità della decisione resa in appello.

 

Come prima considerazione, occorre rilevare che è da assumersi palesemente illegittima la pronuncia ove ha condannato il condomino venditore al rimborso delle somme corrisposte al condominio per i crediti maturati dalla ex portiera anche per il periodo in cui non era ancora titolare del bene.

 

A tal riguardo, il rimborso al condomino acquirente potrà, quindi, intervenire solo limitatamente alla quota afferente al periodo in cui il venditore è stato effettivo proprietario, stabilendo nel contempo che non posso essere imputati al venditore, rivalutazione ed interessi maturati in epoca posteriore alla vendita per i medesimi motivi.

 

In ultimo, per le spese di lite, ugualmente, non possono gravare sul venditore sia perché la sentenza è stata emessa quando non era più condomino e sia perché la causa da parte della ex portiera è stata introdotta dopo la vendita dell'immobile.

 

In conclusione, l'acquirente dell'unità immobiliare non può esimersi dal rispondere delle obbligazioni condominiali sorte in epoca successiva al momento in cui, acquistandola, è divenuto condomino.

 

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