CASSAZIONE ORDINANZA N. 4523/2019: Assegno divorzile e tenore di vita goduto in costanza di matrimonio
  • 19/02/2019

CASSAZIONE ORDINANZA N. 4523/2019: Assegno divorzile e tenore di vita goduto in costanza di matrimonio

Con l'ordinanza n. 4523/2019 la Corte di Cassazione nel confermare una pronuncia della Corte di Appello ha determinato applicabile il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile in favore dell'ex moglie.

 

La ratio alla base di un ritorno in auge di tale criterio si rinviene nella circostanza che la Corte di Appello ha assunto una valutazione quanto mai bilanciata, muovendosi dunque in piena sintonia con quanto stabilito dalla recente sentenza delle Sezioni Unite sul punto (n. 18287/2018), fissante il principio della natura composita del giudizio di accertamento ai fini della quantificazione e percezione dell'assegno.

 

La Corte d'appello infatti, per la determinazione dell’ammontare dell’assegno divorzile, come peraltro il Giudice di prime cure, si era basata sulla circostanza che la moglie non godesse di alcun reddito, né, allo stato attuale, godesse di un reddito adeguato al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, viste anche le potenzialità economiche del coniuge, che all’epoca dei fatti era prossima a compiere 60 anni, disoccupata e priva di fonti di reddito alternative e con scarse possibilità di inserirsi in qualunque contesto lavorativo.

 

La Cassazione dunque ritiene che nonostante l'indirizzo interpretativo seguito dalla Corte d'Appello risulti superato, gli esiti a cui è pervenuto il decidente del grado appaiono coerenti e in linea con il più recente pensiero espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n. 18287/2018, posto che la funzione assistenziale dell'assegno divorzile si compone di un contenuto perequativo-compensativo che discende direttamente dalla declinazione costituzionale del principio di solidarietà.

 

Da ciò discende un riconoscimento di un contributo che, partendo dalla comparazione delle condizioni economico-patrimoniali dei coniugi, deve poter tenere in considerazione non soltanto dell’eventuale raggiungimento di un grado di autonomia economica tale da garantire l'autosufficienza, secondo un parametro astratto ma, in concreto, di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell'età del richiedente.

 

La Corte di Appello dunque, secondo gli Ermellini, pur avendo seguito un orientamento pregresso si è attenuta nella direzione tracciata dalle Sezioni Unite, seguendo un percorso argomentativo che guarda con prudenza al criterio del tenore di vita e volutamente ne evita ogni forzatura, prevedendo che esso concorre e va poi bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati nel denunciato art. 5.

Indietro