Cassazione Ordinanza n. 9130/2022
  • 30/05/2022

Cassazione Ordinanza n. 9130/2022

Secondo La Corte di Cassazione (Ordinanza 9130/2022), ai fini della validità della rinuncia a far valere il testamento, occorre l'accordo di tutti i coeredi da redigere per atto scritto, a pena di nullità, se nella successione sono compresi beni immobili, poichè detto accordo, importando una modificazione quantitativa delle quote, tanto dal lato attivo che da quello passivo, si risolve in un atto di disposizione delle stesse. 

 

L’impugnazione risolta dalla Cassazione verteva su una decisione di merito in materia testamentaria secondo cui, in accoglimento della domanda proposta da Tizio nei confronti del fratello Caio, dichiarava inefficace il testamento olografo redatto dalla madre Mevia affermando che le parti, avevano rinunciato a far valere qualsiasi testamento e, per l'effetto dichiarava che i Tizio e Caio erano eredi legittimi di Mevia e titolari del patrimonio ereditario nella misura del 50% ciascuno.

 

La Corte di merito osservava che il tenore delle espressioni utilizzate dalle parti nella scrittura era inequivocabile, desumendosi chiaramente dal contratto l'intenzione dei fratelli di mantenere immutate le quote di comproprietà derivanti dall'eredità della madre del 50%, le quali, quindi, non potevano subire modifiche per nessun motivo e per nessun titolo, come espressamente riportato nel testo contrattuale.

 

Pertanto, il giudice di secondo grado affermava che l'accordo in questione aveva ad oggetto l'immediata definizione delle quote successorie, senza la necessità della stipulazione di un ulteriore atto negoziale, il quale in ogni caso avrebbe avuto solo rilievo formale.

 

Peraltro, il giudice del gravame precisava che la pubblicazione tardiva del testamento olografo rispetto alla data della morte della madre da parte dell'appellante Caio nonchè la mancata deduzione nei propri scritti difensivi circa la successiva scoperta del predetto atto di ultima volontà, confermavano la consapevolezza di Caio di rinunciare ai propri diritti di erede testamentario al momento della sottoscrizione dell'accordo e di accettare i termini e le condizioni di cui alla predetta scrittura privata.

 

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Caio con due argomentazioni:

 

a) sulla base del diritto dei contratti.

Infatti, in tema di interpretazione dei contratti, il criterio del riferimento al senso letterale delle parole adoperate dai contraenti si pone come strumento di interpretazione fondamentale e prioritario, con la conseguenza che, ove le espressioni adoperate nel contratto siano di significato chiaro e non equivoco, la ricerca della comune intenzione delle parti resta esclusa, rimanendo superata la necessità di ricorrere ad ulteriori criteri contenuti negli artt. 1362 c.c. e ss. i quali svolgono una funzione sussidiaria e complementare. Infatti, ove il testo del contratto abbia un significato chiaro ed univoco, non sono ammissibili ulteriori indagini integrative che potrebbero condurre a risultati arbitrari. Si tratta inoltre di un elemento nella esclusiva disponibilità del giudice di merito, incensurabile in Cassazione, in quanto interpretazione di atto negoziale, a meno che non vengano violati i canoni legali di ermeneutica contrattuale ex art. 1362 c.c., o di motivazione illogica ovvero non idonea alla ricostruzione dell’iter logico seguito dal giudice di merito per giungere alla sua decisione. Tuttavia, non è questo il caso perché le parti sono state molto chiare nella stesura delle espressioni contrattuali.

 

b) sulla base della disciplina in materia testamentaria.

La Corte di appello ha affermato che la tardiva pubblicazione del testamento olografo della madre, nonchè la mancata deduzione nella comparsa di costituzione e risposta della scoperta di alcun atto di ultima volontà successivo alla formazione e sottoscrizione della scrittura, confermavano l'intenzione del fratello appellante di rinunciare con il predetto accordo a far valere il testamento, pubblicato successivamente e, comunque, di disciplinare nel modo contrattualmente previsto i propri diritti sull'eredità della madre.

Infatti, secondo la giurisprudenza di legittimità, a pena di nullità, ai fini della validità della rinuncia a far valere il testamento, occorre l'accordo di tutti i coeredi da redigere per atto scritto, se nella successione sono compresi beni immobili, poichè detto accordo, importando una modificazione quantitativa delle quote, tanto dal lato attivo che da quello passivo, si risolve in un atto di disposizione delle stesse.

 

Anche questa doglianza si rivela essere una mera critica alla ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito, intesa a far valere una diversa e più favorevole valutazione ricostruttiva degli elementi di fatto esaminati, come tale inammissibile in sede di legittimità.

 

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