Cassazione Civile Ordinanza 26383/2020
  • 11/01/2021

Cassazione Civile Ordinanza 26383/2020

Con la recente Ordinanza n. 26383/2020 la Corte di Cassazione ha confermato l’applicabilità del rimedio risarcitorio alla violazione del dovere di fedeltà coniugale, a prescindere da una eventuale pronuncia di addebito della separazione, “sempre che tuttavia la condizione di afflizione indotta nel coniuge superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute o all’onore o alla dignità personale”.

 

La risarcibilità del danno causato dalla violazione di uno degli obblighi previsti ai sensi dell’art. 143 c.c. rappresenta certamente una conquista della sensibilità contemporanea; più nel dettaglio infatti il dovere di fedeltà è rilevante sia in ragione della percezione attuale nella società che  determina ma anche e soprattutto nella connotazione giuridica che attualmente viene a determinarsi.

 

L’infedeltà che per molto tempo veniva punita penalmente, a seguito dell’introduzione del principio di uguaglianza tra i coniugi, l'obbligo di fedeltà coniugale ha subito una profonda evoluzione divenendo espressione della comunione morale e materiale tra marito e moglie, riconducibile ad un generico dovere di lealtà e tutelato in ambito giusfamiliare.

 

Con la riforma del diritto di famiglia del 2016, il Legislatore ha provveduto ad eliminare l’esplicito riferimento alla fedeltà tra i doveri nascenti dall’unione, con la conseguenza che ad oggi, l’individuo, pur inserito in un contesto familiare, è autonomo centro di interessi e come tale viene tutelato, anche con la tutela risarcitoria. 

 

Da ciò discende che l’applicabilità della tutela risarcitoria all’ipotesi di violazione del dovere di fedeltà - nei limiti richiamati dall’ordinanza della Suprema Corte - può certamente aiutare anche a sopperire alla scarsa efficacia dei rimedi   del diritto di famiglia.

 

In ipotesi dunque di tradimento posto in essere nell’ambito di una situazione coniugale già irrimediabilmente compromessa, deve ad oggi essere ancora chiarito se l’addebito davvero possa essere ritenuto uno strumento valido ed efficace con funzione deflattiva o se, piuttosto, sia ormai ultroneo ricercare un  “colpevole” nella crisi coniugale e limitarsi a spostare eventuali responsabilità sul piano risarcitorio, ove ve ne siano i presupposti.

 

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