Cassazione Ordinanza n. 76/2022
  • 16/05/2022

Cassazione Ordinanza n. 76/2022

Il promissario acquirente di un immobile, garantito libero da ipoteche ma, in realtà, da esse gravato, può legittimamente rifiutare di stipulare il contratto definitivo se, come accertato nel caso in esame, alla data fissata per la relativa stipulazione, tali formalità pregiudizievoli non siano cancellate dal promittente venditore, avendo, in tale ipotesi, solo la facoltà, non l'obbligo, ai sensi dell'art. 1482, comma 1°, c.c. (applicabile al contratto preliminare), di chiedere al giudice la fissazione di un termine per la liberazione dal vincolo da parte del promittente venditore. 

 

Sul punto si è espressa la Cassazione con ordinanza 9 marzo 2022, n. 76

 

Nel caso in esame il tribunale aveva rigettato la domanda con la quale A. T.i aveva chiesto, in via riconvenzionale, l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita immobiliare che lo stesso, quale promittente compratore, aveva stipulato, in data 14/6/1999 e 23/8/1999, con A. C. e F. C., quali promittenti venditori, ed ha, invece, accolto la domanda con cui questi ultimi, in qualità di attori, avevano chiesto la risoluzione del predetto contratto per inadempimento della controparte, condannando il T. alla restituzione dei beni oggetto del preliminare ed al pagamento dell'indennizzo di € 15.000,00 per l'utilizzo dei beni promessi in vendita ed i C. alla restituzione della somma di € 15.493,70, oltre interessi, ricevuta dagli stessi quale acconto. A. T. ha proposto appello avverso l'indicata sentenza.

 

La Corte d’Appello aveva parzialmente accolto l'appello e nel contempo aveva rigettato la domanda di risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dell'appellante, sul presupposto che La , dopo aver valutato le prove raccolte in giudizio, aveva ritenuto che il T. avesse giustificatamente lasciato decorrere il termine, fissato per il 30/9/1999, per la stipulazione del contratto definitivo.

 

Secondo la corte territoriale, infatti, pur a fronte della clausola in forza della quale i promittenti venditori avevano garantito che i beni promessi in vendita erano liberi da ipoteche e da trascrizioni pregiudizievoli, era emerso che il compendio immobiliare oggetto del contratto preliminare era gravato da ipoteca (iscritta in data 30/9/1996) e da pignoramento (trascritto in data 30/10/1996) e che tale circostanza era stata contestata ai promittenti venditori.

 

Ed una volta accertato che, ad onta di quanto garantito dai promittenti venditori, il bene promesso in vendita era gravato da formalità pregiudizievoli e che tale circostanza era stata contestata ai promittenti venditori, non si presta, evidentemente, a censure la decisione che la stessa corte ha conseguentemente assunto, e cioè il rigetto della domanda proposta dagli attori in quanto volta, appunto, alla risoluzione del contratto preliminare per inadempimento del promissario acquirente.

 

Il promissario acquirente di un immobile, garantito libero da ipoteche ma, in realtà, da esse gravato, può, infatti, legittimamente rifiutare di stipulare il contratto definitivo se, come accertato nel caso in esame, alla data fissata per la relativa stipulazione, tali formalità pregiudizievoli non siano cancellate dal promittente venditore, avendo, in tale ipotesi, solo la facoltà, non l'obbligo, ai sensi dell'art. 1482, comma 1, c.c. (applicabile al contratto preliminare), di chiedere al giudice la fissazione di un termine per la liberazione dal vincolo da parte del promittente venditore.

 

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