Assegnazione casa familiare: non si procede automaticamente alla revoca in caso di nuova frequentazione del partner
  • 08/06/2020

Assegnazione casa familiare: non si procede automaticamente alla revoca in caso di nuova frequentazione del partner

La nuova convivenza non fa perdere in automatico il diritto alla casa familiare in favore del beneficiario essendo preminente la valutazione dell'interesse del minore

Una recente pronuncia di merito riporta l'attenzione sull'interpretazione corretta dell'art. 337 sexies c.c. che disciplina l'assegnazione della casa familiare e la revoca della stessa in caso di sopravvenuta convivenza o matrimonio del beneficiario stabilendo, in ottemperanza alla sentenza 308/2008 della Consulta e alla successiva pronuncia della Cassazione n. 16171/2014, che il giudice deve valutare se disporre o meno la revoca dell'assegnazione,  considerando in maniera prioritaria l'interesse della prole, visto che la norma tutela i figli, che hanno il diritto di vivere nell'ambiente familiare in cui sono cresciuti.

 

Il caso in esame si originava dal ricorso presentato dai nonni paterni volto ad ottenere la restituzione 

dell’immobile di loro proprietà concesso in comodato gratuito alla coppia convivente.

 

Il Tribunale ha però respinto la domanda sul presupposto che il nuovo compagno si prendeva assiduamente cura del minore, sia dal punto di vista economico che nella crescita, formazione e salute, oltre alla circostanza che  l'interesse del minore ad abitare nella casa in cui è cresciuto e ad essere curato adeguatamente è prevalente rispetto a quello dei nonni a ottenere la restituzione dell'immobile.

 

A ciò aggiungasi che anche se l’art. 337 sexies c.c. sancisce  che Il diritto al godimento della casa familiareviene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitarvi stabilmente o conviva o contragga nuovo matrimonio, tale disciplina non deve essere interpretata in modo automatico, dovendosi infatti sempre valutare la contrarietà o meno della convivenza/matrimonio rispetto al supremo interesse dei figli.  

 

Qualora dunque dal nuovo rapporto intrattenuto dal genitore assegnatario non derivino delle preclusioni negative a carico dei figli, non deve procedersi alla revoca dell’assegnazione della casa, posto che assume rilevanza principale l’interesse della prole a vivere nell’ambiente familiare ove è sempre cresciuta.

 

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