Con l'ordinanza n. 6078 del 17 marzo 2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha preso una posizione netta su un tema che riguarda migliaia di famiglie ogni anno: il collocamento dei figli minori dopo la separazione. Il principio affermato e' chiaro e ha implicazioni concrete per ogni procedimento in corso e futuro. Il giudice non puo' piu' disporre il collocamento prevalente presso la madre fondandosi esclusivamente sulla tenera eta' del figlio.
Deve invece valutare, caso per caso, quale soluzione risponda davvero all'interesse del minore. La pronuncia ha avuto una risonanza mediatica significativa ed e' stata definita "storica" da diversi commentatori. Ma al di la' delle etichette, cio' che conta e' il suo impatto pratico: il collocamento paritario — la suddivisione dei tempi di permanenza in misura sostanzialmente uguale tra i due genitori — non e' piu' un'eccezione da giustificare, bensi' un'opzione che ogni tribunale e' chiamato a considerare seriamente.
Cosa cambia davvero: dalla presunzione alla valutazione concreta
Per anni, nella prassi di molti tribunali italiani, si e' consolidato un orientamento quasi automatico: figli piccoli uguale collocamento prevalente presso la madre. Questo approccio, pur non trovando alcun fondamento espresso nel codice civile, si era radicato come una sorta di presunzione culturale prima ancora che giuridica. L'art. 337-ter del codice civile, introdotto con la riforma del 2006, stabilisce che il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori. Non indica alcuna preferenza di genere. Eppure, nei fatti, il collocamento prevalente materno rappresentava la regola e la parita' dei tempi l'eccezione.
La Cassazione, con l'ordinanza n. 6078/2026, interviene proprio su questo scarto tra norma e prassi. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva disposto il collocamento prevalente presso la madre di un bambino di tre anni, motivando la scelta unicamente con il riferimento alla giovane eta' del minore. Secondo la Suprema Corte, il giudice deve fondare la propria decisione su una valutazione in concreto, esaminando una serie di elementi specifici: la capacita' genitoriale di ciascun genitore, l'organizzazione di vita proposta, la disponibilita' effettiva in termini di tempo e presenza, la qualita' della relazione gia' esistente tra il figlio e ciascun genitore. Si tratta di un passaggio cruciale. Non basta piu' affermare che la madre e' il genitore "naturalmente" piu' idoneo. Occorre dimostrarlo, o quantomeno argomentarlo sulla base di elementi concreti. E simmetricamente, il genitore che chiede il collocamento paritario deve a sua volta fornire la prova della propria effettiva capacita' di gestione della quotidianita' del figlio.
Il diritto del figlio, non il diritto del padre
Uno degli aspetti piu' rilevanti dell'ordinanza e' l'impostazione concettuale. La Corte non ha affermato un "diritto del padre" al collocamento paritario. Ha affermato qualcosa di diverso e di piu' profondo: il diritto del figlio a crescere mantenendo un rapporto significativo con entrambi i genitori, salvo che circostanze concrete non lo sconsiglino. Questa distinzione non e' un dettaglio retorico. Ha conseguenze dirette sul piano processuale. Il genitore che chiede tempi paritetici non sta rivendicando una posizione soggettiva propria: sta chiedendo al giudice di verificare se la soluzione piu' equilibrata per il minore sia effettivamente praticabile.
E il giudice, da parte sua, ha l'obbligo di motivare adeguatamente qualsiasi scelta che si discosti dalla parita'. Sul piano probatorio, questo si traduce in un onere concreto per entrambe le parti. Chi chiede il collocamento paritario dovra' dimostrare la propria idoneita' attraverso elementi tangibili: la disponibilita' di un'abitazione adeguata, un'organizzazione lavorativa compatibile con la cura quotidiana del figlio, una rete di supporto familiare o logistico, la continuita' nella presenza durante la vita del minore anche prima della separazione. Non bastano le dichiarazioni di intenti. Servono prove di una disponibilità reale.
L'impatto pratico sui procedimenti di separazione
L'ordinanza n. 6078/2026 avra' un impatto significativo sulla giurisprudenza di merito. Molti tribunali italiani dovranno rivedere approcci consolidati. Non si tratta di un automatismo rovesciato — non si passa dal collocamento prevalente materno a quello paritario come nuova regola — ma di un obbligo di valutazione effettiva che finora, in molti casi, mancava. Per i genitori che si trovano ad affrontare una separazione, il messaggio e' duplice. Per chi desidera ottenere tempi paritetici con i propri figli: e' oggi piu' che mai necessario costruire un quadro probatorio solido, che dimostri non solo la volonta' ma la capacita' concreta di essere genitore presente nella quotidianita'. Per chi invece teme di perdere il collocamento prevalente: la pronuncia non elimina questa possibilita', ma impone che sia fondata su ragioni reali e documentate, non su presunzioni. In entrambi i casi, la preparazione della strategia processuale diventa determinante.
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