Stalking condominiale: sì all'utilizzo delle videoriprese come prova
  • 13/07/2020

Stalking condominiale: sì all'utilizzo delle videoriprese come prova

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 17346/2020, ha sancito che le videoriprese sono lecite se eseguite in spazi pubblici, aperti al pubblico o nelle pertinenze di un'abitazione non protette dalla vista degli estranei.

 

Infatti, la stessa Cassazione, già dal 2006 ha avuto modo di affermare che le videoregistrazioni in luoghi pubblici ovvero aperti o esposti al pubblico, qualora siano effettuate da privati al di fuori di un procedimento penale, vanno incluse nella categoria dei “documenti” di cui all’art. 234 c.p.p., mentre quelle eseguite dalla polizia giudiziaria vengono ricondotte nella categoria delle “prove atipiche” soggette alla disciplina dettata dall’art. 189 c.p.p.

 

Con l’occasione la Suprema Corte ha specificato che coloro i quali procedono materialmente alle video-fonoregistrazioni non incorrono nel reato di cui all’art. 615-bis (interferenze illecite nella vita privata) nel caso in cui tali strumenti siano finalizzati esclusivamente alla captazione di quanto avvenga in spazi che, pur di pertinenza di una privata abitazione, siano, però, di fatto, non protetti dalla vista degli estranei.

 

Nel caso portato all’attenzione dei Giudici, si è accertato che le videoriprese erano state girate dall’esterno dell’abitazione e dirette a parti di essa accessibili dall’esterno e quindi ritenute prove legittime, correttamente acquisite al fascicolo del dibattimento.

Indietro